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In sala di registrazione per il cd 'Bluè' di Autismo Abruzzo Onlus
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in sala registrazione per il cd 'Bluè' di Autismo Abruzzo Onlus
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Abbattiamo il muro
dell’autismo.

nuvole

“Autismo Abruzzo onlus” nasce per essere punto di riferimento delle famiglie con autismo, proporre interventi ed avviare azioni per la creazione di servizi. La nostra missione è quella di ascoltare chi vive le difficoltà imposte dalla condizione autistica, non per la condizione in sè, ma a causa della chiusura e della complessità del mondo che li circonda. Per questo siamo qui per ascoltare e dare voce a chi non ne ha.

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Abbattiamo il muro
dell’autismo.

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“Autismo Abruzzo onlus” nasce per essere punto di riferimento delle famiglie con autismo, proporre interventi ed avviare azioni per la creazione di servizi. La nostra missione è quella di ascoltare chi vive le difficoltà imposte dalla condizione autistica, non per la condizione in sè, ma a causa della chiusura e della complessità del mondo che li circonda. Per questo siamo qui per ascoltare e dare voce a chi non ne ha.

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𝐀𝐮𝐭𝐢𝐬𝐦𝐨, 𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞 𝐢𝐥 𝐟𝐚𝐛𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐩𝐫𝐞: 𝟓𝟔 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢, 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝟏𝟓 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐭𝐢

𝐿𝑎 𝐷𝐺𝑅 184/2026 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎 𝑎𝑚𝑏𝑢𝑙𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑒 𝑐𝑒𝑛𝑡𝑟𝑖 𝑑𝑖𝑢𝑟𝑛𝑖, 𝑚𝑎 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑙𝑎 𝑅𝑒𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑓𝑒𝑟𝑚𝑎: 𝑛𝑒𝑙 2026 4 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎𝑑𝑖𝑛𝑖 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑓𝑢𝑜𝑟𝑖 𝑟𝑒𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 5 𝑖𝑛 𝑎𝑡𝑡𝑒𝑠𝑎.

La DGR 184 del 14 aprile 2026 viene presentata come un potenziamento della rete regionale per l’autismo, con l’aumento di ambulatori dedicati e centri diurni. Eppure, sul nodo più urgente — la residenzialità per persone autistiche adulte — la Regione non si muove: fino al 2028 risultano confermati soltanto i 12 posti già attivati dalla ASL di Chieti, saturi da tempo.
Il dato più eloquente è nel confronto tra fabbisogno e programmazione: la stessa Regione stima un fabbisogno residenziale di 56 posti, ma ne programma appena 15. Come si giustifica questo divario?

𝐔𝐧𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐬𝐩𝐨𝐫𝐚 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐬𝐚, 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐨𝐬𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐨𝐬𝐚
In Regione Abruzzo, chi ha bisogno di una struttura residenziale è costretto a cercare fuori regione. Dall’inizio del 2026 sono già 5 le richieste di inserimento per ragazzi e adulti autistici, che si aggiungono a 4 cittadini abruzzesi già collocati in strutture in Molise ed Emilia-Romagna. Con rette che possono superare i 250 euro al giorno, sono risorse pubbliche che escono dal territorio: risorse che potrebbero creare servizi, competenze, lavoro e continuità assistenziale in Abruzzo.

𝐏𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐭𝐚, 𝐦𝐚𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚𝐭𝐢
Ancora più paradossale è che posti residenziali risultino già previsti — 10 per la ASL dell’Aquila e 8 per la ASL di Teramo — ma non vengano attivati né finanziati. Le famiglie restano sole, costrette a diffide, ricorsi e battaglie legali per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito.

𝐌𝐢𝐧𝐨𝐫𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐫𝐞𝐭𝐞: 𝐮𝐧 𝐯𝐮𝐨𝐭𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐠𝐫𝐚𝐯𝐞
Il vuoto è ancora più grave se si guarda ai minori: in Abruzzo non solo non esistono posti residenziali dedicati a bambini e ragazzi nello spettro autistico, ma questi servizi non sono nemmeno previsti nella programmazione regionale. Una scelta che scarica sulle famiglie e sui servizi sociali un problema di competenza sanitaria e sociosanitaria.
Quando il sostegno familiare viene meno, questi bambini finiscono nelle case famiglia: strutture non specialistiche, che pur con il massimo impegno degli operatori non sono progettate per bisogni così complessi. Non si tratta di casi eccezionali: sono situazioni che si sono già verificate e che continueranno a ripetersi.

𝐏𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢
Da anni ripetiamo un concetto elementare: un bambino autistico diventa adulto. Un ragazzo con bisogni complessi non scompare dalla rete dei servizi quando supera l’età evolutiva. Programmare centinaia di posti per bambini e ragazzi senza costruire una reale continuità per l’età adulta significa produrre nuove emergenze.

𝐋𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞
Le risorse stanziate dalla DGR 408/2025 fino a tutto il 2026 mostrano un’evidente sproporzione tra le ASL e tra i diversi setting assistenziali. L’assenza di fondi per il residenziale nelle ASL dell’Aquila, Pescara e Teramo non è un ritardo: è una scelta. Sembrerebbe invece opportuno armonizzare la ripartizione delle risorse e finanziare i posti già previsti sulla carta.

𝐂𝐡𝐢𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐧𝐭𝐚 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞:
𝟏. 𝐔𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐫𝐞 𝐀𝐒𝐋 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐞 (𝐋’𝐀𝐪𝐮𝐢𝐥𝐚, 𝐏𝐞𝐬𝐜𝐚𝐫𝐚, 𝐓𝐞𝐫𝐚𝐦𝐨), 𝐜𝐨𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.
𝟐. 𝐋’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐃𝐆𝐑 𝟒𝟎𝟖/𝟐𝟎𝟐𝟓 𝐞 𝐥’𝐚𝐫𝐦𝐨𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐭𝐫𝐚 𝐥𝐞 𝐀𝐒𝐋, 𝐞𝐥𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐚𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢.
𝟑. 𝐋’𝐢𝐧𝐬𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐢 𝐦𝐢𝐧𝐨𝐫𝐢 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐚𝐮𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨, 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐬𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢.
𝟒. 𝐔𝐧 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐨𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝟓𝟔 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐚𝐝 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐃𝐞𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚 𝟏𝟒𝟖/𝟐𝟎𝟐𝟔 𝐞 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐥 𝐟𝐚𝐛𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐢𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚.

La programmazione approvata ad oggi non ha copertura finanziaria e quindi i posti previsti fino al 2028 senza ulteriori risorse rischiano di restare sulla carta.
La situazione dei servizi residenziali per persone autistiche in Abruzzo è ormai al limite della sostenibilità. Attualmente risultano almeno quattro persone in lista di attesa per l’accesso a strutture residenziali, a cui si aggiunge un minore per il quale si rende urgente l’individuazione di una struttura specializzata dedicata.
A questo quadro già critico si somma un ulteriore elemento di forte preoccupazione: numerose richieste di inserimento provengono anche da altre regioni e da diverse ASL, tutte indirizzate verso l’unica realtà abruzzese che, ad oggi, è ancora in attesa dell’autorizzazione del budget necessario per l’attivazione dei posti letto.
Il rischio concreto è paradossale: alla mancata attivazione tempestiva dei servizi potrebbe aggiungersi la successiva saturazione degli stessi da parte di utenti provenienti da fuori regione, lasciando senza risposta i bisogni delle persone e delle famiglie abruzzesi.

𝐆𝐥𝐢 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢 𝐚𝐮𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐚𝐛𝐫𝐮𝐳𝐳𝐞𝐬𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐚 𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐟𝐮𝐨𝐫𝐢 𝐛𝐢𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢𝐨: 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢. 𝐄 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞𝐧𝐝𝐨 — 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐨𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 — 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚𝐫𝐥𝐢 𝐯𝐢𝐚, 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐢 𝐢𝐥 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐬𝐬𝐮𝐦𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚 𝐚 𝐬𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞.
... Vedi altroVedi meno

𝐀𝐮𝐭𝐢𝐬𝐦𝐨, 𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞 𝐢𝐥 𝐟𝐚𝐛𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐩𝐫𝐞: 𝟓𝟔 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢, 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝟏𝟓 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐭𝐢

𝐿𝑎 𝐷𝐺𝑅 184/2026 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎 𝑎𝑚𝑏𝑢𝑙𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑒 𝑐𝑒𝑛𝑡𝑟𝑖 𝑑𝑖𝑢𝑟𝑛𝑖, 𝑚𝑎 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑙𝑎 𝑅𝑒𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑓𝑒𝑟𝑚𝑎: 𝑛𝑒𝑙 2026 4 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎𝑑𝑖𝑛𝑖 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑓𝑢𝑜𝑟𝑖 𝑟𝑒𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 5 𝑖𝑛 𝑎𝑡𝑡𝑒𝑠𝑎.

La DGR 184 del 14 aprile 2026 viene presentata come un potenziamento della rete regionale per l’autismo, con l’aumento di ambulatori dedicati e centri diurni. Eppure, sul nodo più urgente — la residenzialità per persone autistiche adulte — la Regione non si muove: fino al 2028 risultano confermati soltanto i 12 posti già attivati dalla ASL di Chieti, saturi da tempo.
Il dato più eloquente è nel confronto tra fabbisogno e programmazione: la stessa Regione stima un fabbisogno residenziale di 56 posti, ma ne programma appena 15. Come si giustifica questo divario?

𝐔𝐧𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐬𝐩𝐨𝐫𝐚 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐬𝐚, 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐨𝐬𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐨𝐬𝐚
In Regione Abruzzo, chi ha bisogno di una struttura residenziale è costretto a cercare fuori regione. Dall’inizio del 2026 sono già 5 le richieste di inserimento per ragazzi e adulti autistici, che si aggiungono a 4 cittadini abruzzesi già collocati in strutture in Molise ed Emilia-Romagna. Con rette che possono superare i 250 euro al giorno, sono risorse pubbliche che escono dal territorio: risorse che potrebbero creare servizi, competenze, lavoro e continuità assistenziale in Abruzzo.

𝐏𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐭𝐚, 𝐦𝐚𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚𝐭𝐢
Ancora più paradossale è che posti residenziali risultino già previsti — 10 per la ASL dell’Aquila e 8 per la ASL di Teramo — ma non vengano attivati né finanziati. Le famiglie restano sole, costrette a diffide, ricorsi e battaglie legali per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito.

𝐌𝐢𝐧𝐨𝐫𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐫𝐞𝐭𝐞: 𝐮𝐧 𝐯𝐮𝐨𝐭𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐠𝐫𝐚𝐯𝐞
Il vuoto è ancora più grave se si guarda ai minori: in Abruzzo non solo non esistono posti residenziali dedicati a bambini e ragazzi nello spettro autistico, ma questi servizi non sono nemmeno previsti nella programmazione regionale. Una scelta che scarica sulle famiglie e sui servizi sociali un problema di competenza sanitaria e sociosanitaria.
Quando il sostegno familiare viene meno, questi bambini finiscono nelle case famiglia: strutture non specialistiche, che pur con il massimo impegno degli operatori non sono progettate per bisogni così complessi. Non si tratta di casi eccezionali: sono situazioni che si sono già verificate e che continueranno a ripetersi.

𝐏𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢
Da anni ripetiamo un concetto elementare: un bambino autistico diventa adulto. Un ragazzo con bisogni complessi non scompare dalla rete dei servizi quando supera l’età evolutiva. Programmare centinaia di posti per bambini e ragazzi senza costruire una reale continuità per l’età adulta significa produrre nuove emergenze.

𝐋𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞
Le risorse stanziate dalla DGR 408/2025 fino a tutto il 2026 mostrano un’evidente sproporzione tra le ASL e tra i diversi setting assistenziali. L’assenza di fondi per il residenziale nelle ASL dell’Aquila, Pescara e Teramo non è un ritardo: è una scelta. Sembrerebbe invece opportuno armonizzare la ripartizione delle risorse e finanziare i posti già previsti sulla carta.

𝐂𝐡𝐢𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐧𝐭𝐚 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞:
𝟏. 𝐔𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐫𝐞 𝐀𝐒𝐋 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐞 (𝐋’𝐀𝐪𝐮𝐢𝐥𝐚, 𝐏𝐞𝐬𝐜𝐚𝐫𝐚, 𝐓𝐞𝐫𝐚𝐦𝐨), 𝐜𝐨𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.
𝟐. 𝐋’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐃𝐆𝐑 𝟒𝟎𝟖/𝟐𝟎𝟐𝟓 𝐞 𝐥’𝐚𝐫𝐦𝐨𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐭𝐫𝐚 𝐥𝐞 𝐀𝐒𝐋, 𝐞𝐥𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐚𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢.
𝟑. 𝐋’𝐢𝐧𝐬𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐢 𝐦𝐢𝐧𝐨𝐫𝐢 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐚𝐮𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨, 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐬𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢.
𝟒. 𝐔𝐧 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐨𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝟓𝟔 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐚𝐝 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐃𝐞𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚 𝟏𝟒𝟖/𝟐𝟎𝟐𝟔 𝐞 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐥 𝐟𝐚𝐛𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐢𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚.
 
La programmazione approvata ad oggi non ha copertura finanziaria e quindi i posti previsti fino al 2028 senza ulteriori risorse rischiano di restare sulla carta.
La situazione dei servizi residenziali per persone autistiche in Abruzzo è ormai al limite della sostenibilità. Attualmente risultano almeno quattro persone in lista di attesa per l’accesso a strutture residenziali, a cui si aggiunge un minore per il quale si rende urgente l’individuazione di una struttura specializzata dedicata.
A questo quadro già critico si somma un ulteriore elemento di forte preoccupazione: numerose richieste di inserimento provengono anche da altre regioni e da diverse ASL, tutte indirizzate verso l’unica realtà abruzzese che, ad oggi, è ancora in attesa dell’autorizzazione del budget necessario per l’attivazione dei posti letto.
Il rischio concreto è paradossale: alla mancata attivazione tempestiva dei servizi potrebbe aggiungersi la successiva saturazione degli stessi da parte di utenti provenienti da fuori regione, lasciando senza risposta i bisogni delle persone e delle famiglie abruzzesi.

𝐆𝐥𝐢 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢 𝐚𝐮𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐚𝐛𝐫𝐮𝐳𝐳𝐞𝐬𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐚 𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐟𝐮𝐨𝐫𝐢 𝐛𝐢𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢𝐨: 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢. 𝐄 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞𝐧𝐝𝐨 — 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐨𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 — 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚𝐫𝐥𝐢 𝐯𝐢𝐚, 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐢 𝐢𝐥 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐬𝐬𝐮𝐦𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚 𝐚 𝐬𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞.Image attachmentImage attachment

💪 continuano le attività Spazio Colonna !!😎
Obiettivi dei laboratori: #socializzazione #amicizia #divertimento
Questa settimana:
👉 Arte, giochi, esercizi motori, confronto e l'immancabile uscita con merenda al bar per il gruppo del mercoledì 🥐 ;
👉 Uscita serale al Pub, giochi condivisione e tanto divertimento per il gruppo del venerdì 🎉
Sempre sotto l'attenta guida del Dott. Fabio Gardelli Psicoterapeuta la sua squadra di operatori ed il coordinamento di Autismo Abruzzo onlus .

Tante le novità in arrivo da adesso all'estate, stay tuned 😎

Come sempre, lasciamo che a parlare siano le immagini .
... Vedi altroVedi meno

💪 continuano le attività Spazio Colonna  !!😎
Obiettivi dei laboratori: #socializzazione #amicizia #divertimento 
Questa settimana:
👉 Arte, giochi, esercizi motori, confronto e limmancabile uscita con merenda al bar per il gruppo del mercoledì 🥐 ;
👉 Uscita serale al Pub, giochi condivisione e tanto divertimento per il gruppo del venerdì 🎉
Sempre sotto lattenta guida del Dott. Fabio Gardelli Psicoterapeuta  la sua squadra di operatori ed il coordinamento di Autismo Abruzzo onlus .

Tante le novità in arrivo da adesso allestate, stay tuned 😎

Come sempre, lasciamo che a parlare siano le immagini .Image attachmentImage attachment+Image attachment

𝐶𝑎𝑟𝑜 𝐴𝑣𝑣𝑒𝑛𝑖𝑟𝑒,
𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑣𝑜𝑐𝑒 𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑡𝑎̀ 𝑡𝑟𝑜𝑝𝑝𝑜 𝑠𝑝𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑎𝑡𝑎: 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑑𝑢𝑙𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑢𝑟𝑏𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑟𝑜 𝑎𝑢𝑡𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑖𝑣𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑛 𝑢𝑛 𝑙𝑖𝑚𝑏𝑜 𝑖𝑛𝑣𝑖𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒. 𝐼𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑐𝑎𝑠𝑜 𝑖𝑛𝑐𝑎𝑟𝑛𝑎 𝑢𝑛 𝑝𝑎𝑟𝑎𝑑𝑜𝑠𝑠𝑜 𝑖𝑛𝑎𝑐𝑐𝑒𝑡𝑡𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒: 𝑝𝑢𝑟 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑒𝑑𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑢𝑛 𝑎𝑙𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑢𝑛 𝑏𝑢𝑜𝑛 𝑓𝑢𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑔𝑛𝑖𝑡𝑖𝑣𝑜, 𝑚𝑖 𝑒̀ 𝑝𝑟𝑒𝑐𝑙𝑢𝑠𝑎 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑟𝑟𝑖𝑒𝑟𝑎 𝑒 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑝𝑒𝑛𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑒𝑐𝑜𝑛𝑜𝑚𝑖𝑐𝑎. 𝐿𝑎 𝑏𝑎𝑟𝑟𝑖𝑒𝑟𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑚𝑎 𝑢𝑛 𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑚𝑎 𝑠𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑜 𝑐ℎ𝑒, 𝑛𝑜𝑛𝑜𝑠𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑏𝑏𝑙𝑖𝑔ℎ𝑖 𝑑𝑖 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒, 𝑛𝑒𝑔𝑎 𝑙’𝑎𝑐𝑐𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑎𝑔𝑛𝑜𝑠𝑖 𝑖𝑛 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑖 𝑑𝑖𝑔𝑛𝑖𝑡𝑜𝑠𝑖. 𝑆𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑎𝑙𝑒, 𝑏𝑙𝑜𝑐𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑙𝑖𝑠𝑡𝑒 𝑑’𝑎𝑡𝑡𝑒𝑠𝑎 𝑒𝑠𝑡𝑒𝑛𝑢𝑎𝑛𝑡𝑖, 𝑒̀ 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑎𝑐𝑐𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑎𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑜𝑟𝑠𝑖 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑠𝑒𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑚𝑖𝑟𝑎𝑡𝑖.
𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐯𝐮𝐨𝐭𝐨 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚; 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐠𝐢𝐨 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐡𝐢𝐜𝐨 𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐧𝐧𝐚 𝐚𝐥𝐥’𝐞𝐦𝐚𝐫𝐠𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞. 𝐂𝐢 𝐫𝐢𝐭𝐫𝐨𝐯𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐫𝐢𝐠𝐢𝐨𝐧𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐨𝐯𝐞𝐫𝐭𝐚̀ 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚𝐭𝐚: 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚̀, 𝐦𝐚 𝐜𝐢 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐞 “𝐜𝐡𝐢𝐚𝐯𝐢” 𝐛𝐮𝐫𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨. 𝐒𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐬𝐩𝐫𝐞𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐨. 𝐄𝐬𝐢𝐬𝐭𝐨, 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨. 𝐒𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐠𝐧𝐨𝐬𝐢 𝐞 𝐚𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐬𝐦𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐭𝐚̀. 𝐂𝐨𝐧 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐝𝐞𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.
𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚 𝐈𝐧𝐞𝐬 𝐓𝐚𝐧𝐠𝐢𝐚𝐧𝐮 - 𝐒𝐚𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢
www.avvenire.it/rubriche/scriviamoci-tutto/dimenticati-gli-adulti-con-autismo-e-tempo-di-agire_10...
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𝐶𝑎𝑟𝑜 𝐴𝑣𝑣𝑒𝑛𝑖𝑟𝑒,
𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑣𝑜𝑐𝑒 𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑡𝑎̀ 𝑡𝑟𝑜𝑝𝑝𝑜 𝑠𝑝𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑎𝑡𝑎: 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑑𝑢𝑙𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑢𝑟𝑏𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑟𝑜 𝑎𝑢𝑡𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑖𝑣𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑛 𝑢𝑛 𝑙𝑖𝑚𝑏𝑜 𝑖𝑛𝑣𝑖𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒. 𝐼𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑐𝑎𝑠𝑜 𝑖𝑛𝑐𝑎𝑟𝑛𝑎 𝑢𝑛 𝑝𝑎𝑟𝑎𝑑𝑜𝑠𝑠𝑜 𝑖𝑛𝑎𝑐𝑐𝑒𝑡𝑡𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒: 𝑝𝑢𝑟 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑒𝑑𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑢𝑛 𝑎𝑙𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑢𝑛 𝑏𝑢𝑜𝑛 𝑓𝑢𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑔𝑛𝑖𝑡𝑖𝑣𝑜, 𝑚𝑖 𝑒̀ 𝑝𝑟𝑒𝑐𝑙𝑢𝑠𝑎 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑟𝑟𝑖𝑒𝑟𝑎 𝑒 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑝𝑒𝑛𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑒𝑐𝑜𝑛𝑜𝑚𝑖𝑐𝑎. 𝐿𝑎 𝑏𝑎𝑟𝑟𝑖𝑒𝑟𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑚𝑎 𝑢𝑛 𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑚𝑎 𝑠𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑜 𝑐ℎ𝑒, 𝑛𝑜𝑛𝑜𝑠𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑏𝑏𝑙𝑖𝑔ℎ𝑖 𝑑𝑖 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒, 𝑛𝑒𝑔𝑎 𝑙’𝑎𝑐𝑐𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑎𝑔𝑛𝑜𝑠𝑖 𝑖𝑛 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑖 𝑑𝑖𝑔𝑛𝑖𝑡𝑜𝑠𝑖. 𝑆𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑎𝑙𝑒, 𝑏𝑙𝑜𝑐𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑙𝑖𝑠𝑡𝑒 𝑑’𝑎𝑡𝑡𝑒𝑠𝑎 𝑒𝑠𝑡𝑒𝑛𝑢𝑎𝑛𝑡𝑖, 𝑒̀ 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑎𝑐𝑐𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑎𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑜𝑟𝑠𝑖 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑠𝑒𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑚𝑖𝑟𝑎𝑡𝑖. 
𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐯𝐮𝐨𝐭𝐨 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚; 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐠𝐢𝐨 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐡𝐢𝐜𝐨 𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐧𝐧𝐚 𝐚𝐥𝐥’𝐞𝐦𝐚𝐫𝐠𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞. 𝐂𝐢 𝐫𝐢𝐭𝐫𝐨𝐯𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐫𝐢𝐠𝐢𝐨𝐧𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐨𝐯𝐞𝐫𝐭𝐚̀ 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚𝐭𝐚: 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚̀, 𝐦𝐚 𝐜𝐢 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐞 “𝐜𝐡𝐢𝐚𝐯𝐢” 𝐛𝐮𝐫𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨. 𝐒𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐬𝐩𝐫𝐞𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐨. 𝐄𝐬𝐢𝐬𝐭𝐨, 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨. 𝐒𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐠𝐧𝐨𝐬𝐢 𝐞 𝐚𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐬𝐦𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐭𝐚̀. 𝐂𝐨𝐧 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐝𝐞𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.
𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚 𝐈𝐧𝐞𝐬 𝐓𝐚𝐧𝐠𝐢𝐚𝐧𝐮 - 𝐒𝐚𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢
https://www.avvenire.it/rubriche/scriviamoci-tutto/dimenticati-gli-adulti-con-autismo-e-tempo-di-agire_107517

“Escluso per patologia”. Vita Indipendente negata a un ragazzo autistico. Un fatto grave e inaccettabile.
Apprendiamo con sconcerto quanto accaduto in Abruzzo, dove a un ragazzo autistico con disabilità al 100% è stato negato l’accesso alla misura regionale “Vita Indipendente” con una motivazione tanto lapidaria quanto allarmante: “escluso per patologia”.

Una dicitura che non solo appare priva di fondamento giuridico, ma rappresenta una grave violazione dei principi di equità, personalizzazione e non discriminazione che dovrebbero guidare ogni valutazione in ambito sociosanitario. La misura “Vita Indipendente”, rafforzata negli ultimi anni anche grazie all’incremento delle risorse regionali e all’ampliamento delle attività finanziabili, nasce proprio per sostenere percorsi individualizzati di autonomia, senza esclusioni pregiudiziali legate alla diagnosi.
Escludere una persona “per patologia” significa tradire lo spirito stesso della misura e ignorare completamente l’evoluzione normativa e culturale in materia di disabilità. Le recenti circolari regionali, infatti, hanno chiaramente aperto alla possibilità di costruire progetti articolati, anche attraverso il coinvolgimento di cooperative e associazioni, proprio per rispondere in maniera flessibile e adeguata ai diversi bisogni.
Quanto accaduto solleva seri interrogativi sull’operato dell’Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM) del distretto sanitario competente. Una valutazione che appare sommaria, non individualizzata e, soprattutto, fondata su un presupposto discriminatorio. Non è accettabile che, nel 2026, si continui a escludere una persona da un finanziamento pubblico sulla base della sua condizione.

𝐂𝐡𝐢𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐀𝐛𝐫𝐮𝐳𝐳𝐨 𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐀𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐢𝐫𝐞 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐧𝐜𝐡𝐞́:
𝐯𝐞𝐧𝐠𝐚 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐫𝐢𝐯𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐨 𝐞𝐬𝐜𝐥𝐮𝐬𝐨;
𝐬𝐢 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐭𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐔𝐕𝐌;
𝐬𝐢 𝐚𝐝𝐨𝐭𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐞 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐨𝐥𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐩𝐞𝐭𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐦𝐢𝐥𝐢 𝐞𝐩𝐢𝐬𝐨𝐝𝐢.

La “Vita Indipendente” non può diventare una misura selettiva basata su categorie di esclusione. Deve restare ciò che è: uno strumento di libertà, dignità e autodeterminazione per tutte le persone con disabilità.
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“Escluso per patologia”. Vita Indipendente negata a un ragazzo autistico. Un fatto grave e inaccettabile.
Apprendiamo con sconcerto quanto accaduto in Abruzzo, dove a un ragazzo autistico con disabilità al 100% è stato negato l’accesso alla misura regionale “Vita Indipendente” con una motivazione tanto lapidaria quanto allarmante: “escluso per patologia”.

Una dicitura che non solo appare priva di fondamento giuridico, ma rappresenta una grave violazione dei principi di equità, personalizzazione e non discriminazione che dovrebbero guidare ogni valutazione in ambito sociosanitario. La misura “Vita Indipendente”, rafforzata negli ultimi anni anche grazie all’incremento delle risorse regionali e all’ampliamento delle attività finanziabili, nasce proprio per sostenere percorsi individualizzati di autonomia, senza esclusioni pregiudiziali legate alla diagnosi.
Escludere una persona “per patologia” significa tradire lo spirito stesso della misura e ignorare completamente l’evoluzione normativa e culturale in materia di disabilità. Le recenti circolari regionali, infatti, hanno chiaramente aperto alla possibilità di costruire progetti articolati, anche attraverso il coinvolgimento di cooperative e associazioni, proprio per rispondere in maniera flessibile e adeguata ai diversi bisogni.
Quanto accaduto solleva seri interrogativi sull’operato dell’Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM) del distretto sanitario competente. Una valutazione che appare sommaria, non individualizzata e, soprattutto, fondata su un presupposto discriminatorio. Non è accettabile che, nel 2026, si continui a escludere una persona da un finanziamento pubblico sulla base della sua condizione.

𝐂𝐡𝐢𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐀𝐛𝐫𝐮𝐳𝐳𝐨 𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐀𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐢𝐫𝐞 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐧𝐜𝐡𝐞́:
𝐯𝐞𝐧𝐠𝐚 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐫𝐢𝐯𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐨 𝐞𝐬𝐜𝐥𝐮𝐬𝐨;
𝐬𝐢 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐭𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐔𝐕𝐌;
𝐬𝐢 𝐚𝐝𝐨𝐭𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐞 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐨𝐥𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐩𝐞𝐭𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐦𝐢𝐥𝐢 𝐞𝐩𝐢𝐬𝐨𝐝𝐢.

La “Vita Indipendente” non può diventare una misura selettiva basata su categorie di esclusione. Deve restare ciò che è: uno strumento di libertà, dignità e autodeterminazione per tutte le persone con disabilità.

𝟓𝐱𝟏𝟎𝟎𝟎 𝐚𝐝 𝐀𝐮𝐭𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐀𝐛𝐫𝐮𝐳𝐳𝐨: 𝐯𝐢𝐜𝐢𝐧𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞, 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞.
Con il tuo aiuto potremo continuare a sostenere le famiglie, promuovere attività sul territorio regionale e tutelare i diritti delle persone autistiche.
@puntokarmaq Ca.Fé. Carlo Febbo Spazio Colonna #progettodavideaq #inclusionescolastica #autismoabruzzo #autismo
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🗣️𝗗𝗶𝗱𝗮𝘁𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗜𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝘃𝗮: 𝗲𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗲 𝗽𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝘁𝗮̀.
Il ciclo di seminari organizzato dall'UniTe / Università degli Studi di Teramo nasce per offrire uno spazio di confronto necessario, approfondendo strategie e pratiche concrete per affrontare le sfide dell'inclusione nella quotidianità.

Ad aprire i lavori saranno:
🔹𝗖𝗵𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗮𝗻 𝗖𝗼𝗿𝘀𝗶, Magnifico Rettore Università degli Studi di Teramo;
🔹𝗥𝗮𝗳𝗳𝗮𝗲𝗹𝗲 𝗠𝗮𝘀𝗰𝗲𝗹𝗹𝗮, Delegato di Ateneo alla Didattica;
🔹𝗠𝗮𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗣𝗮𝗹𝗺𝗶𝗲𝗿𝗼, Coordinatore Disabilità e Politiche di Inclusione.

Il primo incontro del ciclo, curato da Autismo Abruzzo onlus, è dedicato al tema: "𝙑𝙞𝙫𝙚𝙧𝙚 𝙡'𝙖𝙪𝙩𝙞𝙨𝙢𝙤: 𝙨𝙛𝙞𝙙𝙚 𝙚 𝙧𝙞𝙨𝙤𝙧𝙨𝙚 𝙣𝙚𝙞 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙚𝙨𝙩𝙞 𝙙𝙞 𝙫𝙞𝙩𝙖 𝙦𝙪𝙤𝙩𝙞𝙙𝙞𝙖𝙣𝙖".

Interverranno:
🔹𝗖𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮 𝗖𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮̀ e 𝗔𝗻𝗴𝗲𝗹𝗼 𝗖𝗵𝗶𝗼𝗱𝗶; Autismo Abruzzo APS;
🔹𝗚𝗶𝘂𝗹𝗶𝗮 𝗗𝗶 𝗗𝗼𝗻𝗮𝘁𝗼; Psicologa e Psicoterapeuta sistemico relazionale.

📍Appuntamento per lunedì 27 aprile alle ore 16.00, presso la Sala Conferenze del Campus A. Saliceti - Polo G. d’Annunzio (Teramo).
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🗣️𝗗𝗶𝗱𝗮𝘁𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗜𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝘃𝗮: 𝗲𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗲 𝗽𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝘁𝗮̀.
Il ciclo di seminari organizzato dallUniTe / Università degli Studi di Teramo nasce per offrire uno spazio di confronto necessario, approfondendo strategie e pratiche concrete per affrontare le sfide dellinclusione nella quotidianità.

Ad aprire i lavori saranno:
🔹𝗖𝗵𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗮𝗻 𝗖𝗼𝗿𝘀𝗶, Magnifico Rettore Università degli Studi di Teramo;
🔹𝗥𝗮𝗳𝗳𝗮𝗲𝗹𝗲 𝗠𝗮𝘀𝗰𝗲𝗹𝗹𝗮, Delegato di Ateneo alla Didattica; 
🔹𝗠𝗮𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗣𝗮𝗹𝗺𝗶𝗲𝗿𝗼, Coordinatore Disabilità e Politiche di Inclusione.

Il primo incontro del ciclo, curato da Autismo Abruzzo onlus, è dedicato al tema: 𝙑𝙞𝙫𝙚𝙧𝙚 𝙡𝙖𝙪𝙩𝙞𝙨𝙢𝙤: 𝙨𝙛𝙞𝙙𝙚 𝙚 𝙧𝙞𝙨𝙤𝙧𝙨𝙚 𝙣𝙚𝙞 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙚𝙨𝙩𝙞 𝙙𝙞 𝙫𝙞𝙩𝙖 𝙦𝙪𝙤𝙩𝙞𝙙𝙞𝙖𝙣𝙖.

Interverranno:
🔹𝗖𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮 𝗖𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮̀ e 𝗔𝗻𝗴𝗲𝗹𝗼 𝗖𝗵𝗶𝗼𝗱𝗶; Autismo Abruzzo APS;
🔹𝗚𝗶𝘂𝗹𝗶𝗮 𝗗𝗶 𝗗𝗼𝗻𝗮𝘁𝗼; Psicologa e Psicoterapeuta sistemico relazionale.

📍Appuntamento per lunedì 27 aprile alle ore 16.00, presso la Sala Conferenze del Campus A. Saliceti - Polo G. d’Annunzio (Teramo).

Le esperienze internazionali sono una prova concreta: l’inclusione si può fare.

Guardare oltre i confini ci permette di imparare, di portare a casa idee nuove e di trasformarle in opportunità reali per le nostre comunità.

Partecipare significa esserci davvero: condividere, costruire, fare la propria parte.

È così che si crea il futuro. Insieme.
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Le esperienze internazionali sono una prova concreta: l’inclusione si può fare.

Guardare oltre i confini ci permette di imparare, di portare a casa idee nuove e di trasformarle in opportunità reali per le nostre comunità.

Partecipare significa esserci davvero: condividere, costruire, fare la propria parte.

È così che si crea il futuro. Insieme.Image attachmentImage attachment+6Image attachment
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